Protesi inversa di spalla – rubrica “Sport e Salute”. Questa settimana abbiamo la nostra graditissima ospite la Dottoressa Anna Rita Pellegrino Responsabile Fisiatra di Villa Benedetta Group. Buon ascolto!

E allora la rubrica rimane e sarà sempre a cura del professor Francesco Franceschi ma oggi abbiamo una piccola eccezione, un’eccezione che ci fa piacere naturalmente perché al posto del professore, che tornerà nel prossimo appuntamento, abbiamo l’ex direttrice del Don Gnocchi, anche una grandissima fisiatra ma soprattutto una professoressa molto molto importante, a parlare con me di diverse cose.
Allora benvenuta alla professoressa Anna Rita Pellegrino. Buongiorno. Le do la benvenuta in questa rubrica che torna anche il sabato 9:40, così diamo anche gli appuntamenti, però insomma con lei noi approfittiamo di un argomento importante perchè parliamo della spalla, parliamo di spalle che in alcuni casi magari risultano compromesse ma qui la medicina, io direi anche il progresso scientifico, ci dà una mano anche sui tempi di recupero, no Professoressa? Come vogliamo prendere l’argomento? Prego.

Diciamo che purtroppo le persone, anche noi medici, molte volte abbiao paura quando sentiamo un piccolo doloretto alla spalla, al ginocchio, all’anca e andiamo avanti e poi ci accorgiamo che ad un certo punto non riusciamo più ad infilarci la giacca, non riusciamo a fare quei piccoli gesti quotidiani che facevamo con facilità e quindi i rivolgiamo all’ortopedico.

Molte volte però di rivolgiamo quando è un po’ troppo tardi e, come lei saprà, ormai tramite internet siamo tutti abbastanza più informati, la spalla ha una importante parte che è chiamata la cuffia dei rotatori.

La cuffia dei rotatori è quella che ci permette di fare tutti i movimenti di spalla.

Fino a un certo punto, si può andare solo con la riabilitazione quando la cuffia non è completamente lesionata oppure fare una tecnica chirurgica mini-invasiva.

Quando invece la cuffia è proprio del tutto lesionata, bisogna passare a quella che è una protesi inversa di spalla e qui il chirurgo toglie completamente la cuffia dei rotatori e lascia il solo muscolo del deltoide che dovrà poi vicariare i movimenti della spalla e quindi spostarla in avanti oppure addurla fino a 90°.

La protesi inversa di spalla fino ad adesso è stato un intervento molto impegnativo ma la tecnica della navigazione ha rivoluzionato questo tipo di chirurgia e ha fatto dei passi da gigante.

Con questa tecnica noi possiamo posizionare l’impianto proprio nel punto in cui l’impianto nuovo lavorerà al meglio quindi ovviamente il paziente si dovrà documentare intanto con una TAC, con una risonanza, con delle indagini che permetteranno al chirurgo di individuare esattamente qual è il problema e poi da questa TAC abbiamo una elaborazione, dal CD, che noi metteremo anche in un semplice computer, anche quello di casa, il quale poi trasmetterà ad un secondo computer l’immagine che il chirurgo avrà davanti, che è un’immagine in 3D e che permetterà al chirurgo di vedere la spalla non più solamente anteriormente ma permetterà di vederla in triplice dimensione e questo permetterà di fare l’impianto in maniera perfetta.  È come se lei mettesse un chiodo in un mobile ed ha la possibilità di vedere esattamente come lo mette e quindi che non sia minimamente storto.

Questo permetterà al paziente, questa è la grossa rivoluzione, di avere intanto un recupero che è dimezzato – dopo un mese il paziente riesce già a sollevare il braccio, a mangiare e la guarigione completa in un tempo di tre mesi.

L’età privilegiata è sui 50-55 anni però anche il trentenne, il quarantacinquenne ha diritto di fare questo intervento perché se è una persona sportiva o se ha bisogno di lavorare e di avere questa spalla attiva, se la meriterà assolutamente.

I rischi non sono veramente minimali perché il sanguinamento è ridotto al nulla o quasi e l’intervento è appena di 30 minuti.

In più sarà una protesi che dura perché non avendo la gravità rispetto ad una protesi di anca e di ginocchio, il carico sarà ovviamente inferiore e quindi il paziente 55enne o 60enne può arrivare veramente fino alla fine della sua vita (che speriamo di essere oltre i 100 anni) con la sua protesi inversa di spalla.

Quindi il progresso scientifico ci da’ una mano, ci permette di ridurre i tempi di recupero, di avere più precisione …

Ma soprattutto, parlando di sport, potrà palleggiare con il braccio, potrà nuotare … Certo sempre tenendo il braccio il più possibile parallelo al corpo e questo è fondamentale.

Certo, ci vogliono delle piccole accortezze tra cui quelle di recarvi a fare dei piccoli controlli, a fare delle risonanze ma quando avete dolore non fate peggiorare le situazioni e questo vale per la spalla così come per tutte le altre articolazioni.

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