Idrokinesi per protesi al ginocchio  Che cos’è l’Idrokinesi?
Contributo di Fisio Point – www.fisiopoint.net

La riabilitazione non si esaurisce con le sedute di fisioterapia effettuate “a secco”.

Negli ultimi anni la riabilitazione in acqua è diventata sempre più importante poiché l’acqua consente di iniziare il recupero attivo con grande anticipo, permettendo gesti motori inizialmente impraticabili nella terapia a secco.

Grazie all’acqua e all’idrokinesiterapia (movimento riabilitativo in acqua), si vengono a creare le migliori condizioni di recupero dai traumi fisici. Non solo: l’idrokinesi sembra essere il miglior approccio complementare alla riabilitazione post-chirurgica e conservativa per tutte le lesioni che colpiscono l’apparato scheletrico e muscolare. A rendere così importante il lavoro svolto in acqua (idrokinesi) è l’utilizzo di alcune proprietà fisiche dell’acqua stessa come ad esempio:

  • la temperatura, che nelle piscine riabilitative è compresa tra i 32° e i 34°. Questo serve ad ottenere un effetto rilassante su tutta la muscolatura;
  • il galleggiamento, dove un corpo immerso tende a galleggiare grazie a leggi fisiche che determinano ‘l’annullamento’ della forza di gravità. Questo fattore dipende ovviamente dal livello di immersione, più è alta l’acqua e più la forza di gravità viene annullata;
  • la resistenza. Di fatti, aumentando la velocità di esecuzione, aumenterà la resistenza al gesto senza dover ricorrere all’utilizzo di attrezzi;
  • la pressione. L’acqua esercita la cosiddetta “pressione idrostatica” sul corpo, facilitando una migliore circolazione sanguigna e linfatica. Più profonda è l’immersione, più sarà alta la pressione idrostatica.

Queste proprietà dell’idrokinesi fanno in modo che, all’interno dell’ambiente acquatico, si possa:

  1. aumentare la mobilità articolare;
  2. svolgere una mobilità precoce;
  3. rendere più facile il movimento, senza paura di sovraccaricare la struttura da riabilitare e senza forze di taglio spesso dannose.

STRUTTURA DI UNA SEDUTA IN CASO DI PROTESI DI GINOCCHIO: ESEMPIO PRATICO

Per quanto riguarda un lavoro post-chirurgico di protesi al ginocchio, gli obiettivi della riabilitazione prevedono:

  1. un incremento della mobilità, riducendo in tal modo la rigidità articolare;
  2. il recupero della forza e della coordinazione muscolare;
  3. un migliore drenaggio linfatico e vascolare grazie alla pressione idrostatica.

Il lavoro in acqua può essere di tipo globale nella fase di riscaldamento per poi diventare mirato, facendo focus sull’arto operato con esercizi sempre più specifici, indirizzati dapprima al recupero della mobilità e poi a quello della forza.

Gli esercizi di riscaldamento possono prevedere:

  • Camminata avanti e indietro;
  • Camminata alternando delle piccole spinte sulle punte dei piedi e sui talloni in maniera consecutiva;
  • Camminata laterale a gamba tesa e poi con flessione dell’arto;
  • Oscillazione della gamba tesa in avanti;
  • Camminata con flesso-estensione della gamba.

Importante inserire anche esercizi rivolti al miglioramento della propriocezione, come ad esempio:

  • Allenamento dell’equilibrio mediante l’ausilio di una tavoletta basculante adatta all’utilizzo in acqua. Nelle prime fasi il lavoro sarà bi-podalico (appoggio di entrambi piedi) con l’arto protesico in appoggio, mentre l’arto sano potrà lavorare in maniera mono-podalica. Gli esercizi che riguardano l’equilibrio e la mobilità della caviglia e di tutto l’arto inferiore possono consistere in piccoli piegamenti di entrambe le gambe;
  • Auto-massaggio della fascia plantare. Viene fatta rotolare sotto al piede una pallina adatta all’acqua, una bacchetta oppure un manubrio;
  • Esercizio coordinativo in camminata, cercando di controllare con l’arto operato una piccola tavoletta galleggiante posta sotto al piede, senza trascinare la tavoletta stessa, ma flettendo ed estendendo la gamba.

Alcuni esercizi di mobilità possono essere svolti in scarico, in decubito supino (pancia verso l’alto), poggiati ad un angolo della vasca:

  • in un primo momento il focus andrà alla mobilità della caviglia, mantenendo la gamba tesa,
  • a gambe distese, si possono effettuare delle sforbiciate sul piano sagittale;
  • a gambe distese, si possono effettuare delle adduzioni e abduzioni dell’anca;
  • si possono effettuare flesso-estensioni attive con l’esercizio della pedalata;
  • con l’aiuto di un galleggiante a livello delle caviglie, si possono portare le gambe al petto.

Tutti gli esercizi, una volta migliorata la condizione fisica, possono essere ripetuti con l’ausilio di attrezzi, come cavigliere galleggianti, per lavorare anche sulla forza.

I primi esercizi di rinforzo dovranno essere svolti ricercando la migliore contrazione contemporanea di tutti i muscoli. Tale obiettivo può essere ottenuto effettuando gli esercizi a gamba tesa in galleggiamento, in stazione eretta, con l’aiuto di una cintura galleggiante. In questo modo non si va a sovraccaricare il ginocchio. Esempi di tali esercizi sono:

  • Sforbiciate ad ampiezza variabile, piccole o grandi;
  • Abduzioni e adduzioni;
  • Bicicletta sul posto.

Tra gli esercizi specifici per il recupero della flesso-estensione del ginocchio è possibile effettuare:

  • Con il paziente in appoggio all’angolo della vasca, gamba operata distesa in avanti e in appoggio su un piccolo galleggiante posto sotto la caviglia, si chiede di mantenere la posizione per qualche secondo, alternando delle piccole spinte verso il basso mantenendo la gamba in estensione;
  • Con il paziente rivolto verso il bordo della vasca, in stazione eretta, si eseguono delle flessioni del ginocchio operato (porto il tallone verso il gluteo). Inizialmente senza alcun attrezzo poi con l’ausilio dei galleggianti.

Per quanto riguarda l’allenamento della forza, in un secondo momento, si può inserire la nuotata: il dorso prima e lo stile libero poi (se il paziente sa nuotare).

Si possono anche alternare le gambate: doppio movimento della gamba con la protesi e singolo movimento della gamba sana.

Pian piano, si possono eseguire esercizi per lo sviluppo della forza attraverso l’utilizzo di tubi galleggianti sia in flesso-estensione che a gamba tesa, variando la velocità dell’esecuzione.

Gli stessi esercizi possono essere eseguiti dapprima in acqua alta, poi in acqua sempre più bassa.

In base all’andamento della riabilitazione, possono essere inseriti esercizi che prevedono la salita di gradini alternando gli arti; in un secondo momento, si può introdurre anche la discesa alternata.

Molto dipende dallo stato psicologico del paziente, che chiaramente nelle prime fasi può essere timoroso. Infine, si possono far eseguire al paziente delle corsette in acqua utilizzando diverse andature e variando la velocità di esecuzione.

È importante, alla fine di ogni seduta, effettuare degli esercizi di stretching.

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