Chirurgia e tecnologia – Intervista ISORADIO del 21/8/2020

Chirurgia e tecnologia – Intervista ISORADIO del 21/8/2020

Chirurgia e tecnologia – Intervista ISORADIO del 21/8/2020
In questo articolo potete riascoltare e leggere la mia intervista andata in diretta su ISORADIO il 21/08/2020 dove ho affrontato il tema dell’utilizzo della tecnologia avanzata nella chirurgia protesica.


I chirurghi da sempre cercano modalità più sicure per affrontare gli interventi e quindi curare nel miglior modo possibile i pazienti. Pensate solo a quanto sia importante che il chirurgo abbia una visione chiara del sito chirurgico e dell’anatomia circostante per poter quindi intervenire in modo corretto. L’utilizzo del computer nella chirurgia protesica fornisce al chirurgo una comprensione completa dell’anatomia del paziente prima di eseguire qualsiasi taglio osseo con una maggiore precisione. Ed è proprio grazie alla tecnologia sempre più avanzata, sofisticata che oggi si effettuano degli interventi che fino a poco tempo fa era veramente impensabile praticare. Proprio per questo in questa intervista viene affrontato l’uso di questa nuova frontiera della chirurgia assistita da computer. Una tecnologia molto avanzata che nella maggior parte dei casi è addirittura personalizzata.

Di che si tratta?

Non possiamo mettere la stessa protesi su tutte le articolazioni perché in effetti siamo fatti in modo diverso. Le nostre articolazioni sono diverse una dall’altra e molto spesso purtroppo arriviamo all’intervento magari avendo aspettato troppo oppure abbiamo fatto anche antinfiammatori per il dolore ma le nostre articolazioni si sono consumate e quindi sono deformate. Per cui abbiamo bisogno di mettere delle protesi specifiche alle articolazioni in base al tipo di patologia che ci troviamo ad affrontare, quindi ginocchio, anca, e la spalla soprattutto ha fatto dei grossi passi da gigante recentemente.

Per quali patologie è indicata questa chirurgia?

È indicata soprattutto negli stati artrosici delle nostre articolazioni, la famosa artrosi, cioè quando si consuma la cartilagine che è quello strato bianco che abbiamo all’interno delle nostre articolazioni proprio come una noce di cocco che a poco a poco, sia per l’età sia per motivi legati ad eventi post traumatici, si deforma e quindi le nostre articolazioni non possono più scivolare bene con le ossa l’una sull’altra e creano tanti problemi, il dolore, si zoppica, non si riesce ad alzare bene il braccio, il braccio si blocca e il paziente chiaramente non può svolgere le sue funzioni vitali normalmente. E se ne rende conto perché si arriva a degli stadi in cui veramente è impossibile anche poter utilizzare per esempio il mouse del PC che è una cosa indispensabile oggi per molti lavori. Spesso non si dorme la notte per questi dolori.

Per quali pazienti è indicata questa chirurgia? C’è un’età minima e massima per l’inserimento di una protesi?

È chiaramente destinata a pazienti di una fascia di età che definiamo terza età o anziani. Però è vero pure che tante persone purtroppo giovani subiscono danni anche molto importanti con incidenti stradali alle proprie articolazioni per cui farli aspettare per risolvere il problema e quindi ricominciare a muovere l’articolazione come era un tempo, è sbagliato.

La vita è adesso e quindi bisogna cercare di dare una mano a risolvere subito il problema perché ci sono le possibilità quindi è giusto che si risolva un problema così impegnativo sia per il nostro corpo ma anche per la psiche..

Non solo per gli sportivi ma anche per la vita quotidiana, anche solo per riuscire a camminare di nuovo.

Quanti sportivi vengono da lei di conseguenza a queste problematiche perché anche lo sport in qualche modo no influisce, perché magari ci sforziamo troppo e non parlo di persone che sono abituate diciamo che fanno quello di mestiere no. Ma persone che magari così si cimentano in alcuni Sport in maniera errata e poi fanno dei danni? Per esempio, viene in mente il tennis.

Il tennis potrebbe essere uno degli sport che causa alcune patologie però soprattutto il calcio. Ci sono tanti giocatori che in età appunto giovanile anche 40 anni 45 hanno dovuto subire interventi di protesizzazione delle ginocchia ad esempio i professionisti.

Quali sono i vantaggi di queste tecnologie?

Prima il computer veniva utilizzato, soltanto in epoca recente chiaramente, per programmare il tipo di intervento da dover effettuare e quindi magari scegliere il tipo di protesi, la dimensione e proprio il punto in cui andava applicata la protesi stessa per dare il miglior risultato al nostro paziente e questo soprattutto in articolazioni come il ginocchio ma anche la spalla, un’articolazione nella quale abbiamo fatto dei passi da gigante negli ultimi 4-5 anni.

Adesso possiamo lavorare a un’azione pre-operatoria che si effettua con il computer, la possiamo trasferire direttamente sul tavolo operatorio ed è incredibile perché noi operiamo il paziente, però mentre operiamo il paziente utilizziamo i nostri attrezzi che non vi sto a nominare perché tanto siamo ortopedici e quindi siamo un po’ come “Mastro Geppetto”.

Utilizziamo sega, martello, trapano e li utilizziamo però non guardando il paziente ma guardando il monitor del computer per cui è come se avessimo un joystick di una Playstation.

L’utilizzo della tecnologia nella chirurgia, guardare il computer e non guardare il paziente, potrebbe in qualche modo dare ai chirurghi un falso senso di sicurezza? La mancanza tattile potrebbe essere un rischio?

La sicurezza ce la da la nostra esperienza, cosa che manteniamo sicuramente e ci aiuta a mediare chiaramente le informazioni che abbiamo dal computer e dal sistema di navigazione, perché si chiama così, durante l’intervento. Però adesso abbiamo anche degli strumenti estremamente precisi che ci aiutano nel guidare le nostre viti, i nostri attrezzi all’interno dell’intervento.

Voi immaginate quando inserite, per esempio dopo aver fatto un foro, una vite all’interno di un blocchetto di legno. Vedrete soltanto la parte davanti dove la vite sta penetrando mentre noi giriamo con il cacciavite. Mentre invece addirittura con il computer e con questi monitor, mentre la vite penetra all’interno dell’osso, vediamo appunto la vite che entra all’interno dell’osso stesso.

Quindi non soltanto la parte anteriore cioè davanti che vediamo ma anche la parte all’interno dell’osso cioè la parte interna del blocchetto di legno di cui parlavo. Per cui è veramente un aiuto specialmente nei casi difficili in cui le articolazioni sono state deformate dall’usura e dal trauma, da un incidente stradale e quindi sono articolazioni nelle quali l’esperienza è molto importante. Però avere un piccolo aiuto in più dovuto alla macchina sicuramente ci permette di effettuare un intervento molto efficace e duraturo.

Insomma, è sicuramente una grande mano, una grande opportunità per il chirurgo avere la possibilità di navigare e quindi il supporto del computer.

Pensando al dolore post-operatorio, alle complicanze dell’intervento e i tempi di recupero alla riabilitazione poi alle visite di controllo, grazie a questa chirurgia migliorata, le fasi tipiche del dopo intervento sono migliorate?

Sicuramente un intervento ben eseguito aiuta sia un buon periodo post-operatorio sia il paziente a non sentire troppo dolore e a recuperare il movimento molto precocemente.

Per esempio, se noi applichiamo una protesi nel punto proprio giusto che avevamo programmato prima dell’intervento e il computer ci aveva fatto vedere che il paziente poteva recuperare il movimento della spalla in modo completo, inserendola proprio in quel punto, nel periodo riabilitativo avremo chiaramente un recupero molto più facile dei movimenti.

Per quanto riguarda i controlli la riabilitazione, ci sono delle differenze da un intervento classico?

Assolutamente si, proprio perché, come dicevo prima, inserendo la protesi in un punto in cui lavora meglio, la riabilitazione, che consiste nel recupero dei movimenti del paziente dopo l’intervento, sarà sicuramente più facile perché la protesi lavorerà meglio e quindi dal punto di vista meccanico e biomeccanico chiaramente il paziente avrà più facilità a ricompiere il gesto normale dell’articolazione.

Insomma, sono notizie buone quelle date da questa chirurgia che è sicuramente di grande aiuto. Come è nata questa passione per lei professore?

Beh sicuramente all’inizio andando all’estero e vedendo tante cose che non c’erano nel nostro Paese. Devo dire sinceramente che questi avanzamenti, queste modernizzazioni nella nostra chirurgia sono state trasferite molto recentemente ed in modo completo anche nel nostro Paese per cui abbiamo la possibilità di lavorare col massimo della tecnologia anche qui.

E devo dire che anche vedendo in un computer quello che uno vorrebbe creare con un intervento chirurgico prima di effettuare l’intervento chirurgico stesso è veramente emozionante anche perché ci permette, avendo le idee chiare sull’intervento chirurgico, di ridurre i tempi operatori perché sappiamo esattamente cosa dobbiamo fare step by step.

E c’è anche una ottima scuola perché vedo che, a parte che c’è un buon rapporto tra ortopedici e spesso vi confrontate, sono tanti anche i convegni che mettete in piedi proprio per far sì che il vostro sia un lavoro sì individuale ma allo stesso tempo di équipe, di avere un protocollo abbastanza divulgato.

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