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Responsabile Unità Operativa Chirurgia Arto Superiore e Inferiore del Policlinico Universitario Campus-Biomedico di Roma

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Da oltre 25 anni dedizione e professionalità nella diagnosi e nel trattamento delle patologie degli arti superiori e inferiori

Il Prof. Franceschi è laureato in Medicina e Chirurgia e Specializzato in Ortopedia e Traumatologia all’ Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.
Nel 1995 è stato Visiting Fellow alla Divisione di Medicina dello Sport, Orthopaedic and Arthritic Hospital, Toronto (Canada), alla Divisione di Medicina dello Sport, Tampa University, Florida (Usa) e nel 1998 al Presbyterian Hospital di Saint Antonio (Usa).
Nel 2000 è diventato Ricercatore universitario all’ Università Campus Biomedico di Roma, e fino al 2004 è stato in servizio come Consulente ortopedico dello I.U.S.M. (Istituto Universitario delle Scienze Motorie).
Dal 1998 è Professore a Contratto della Scuola di Specializzazione in Ortopedia e Traumatologia dell’Università Campus Biomedico di Roma e dallo stesso anno lavora come Consulente esterno ortopedico, F.A.S. (Assistenza Sanitaria dello Stato del Vaticano).

Dal 2016 è Responsabile UOS di Chirurgia dell’arto superiore e dell’arto inferiore del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, Roma.

Dal 2019 è consulente ortopedico della Virtus Roma.
E’ membro delle principali Società Scientifiche ed è Relatore ed Istruttore nelle principali società Nazionali ed Internazionali in particolare: ISAKOS, AAOS, SIA, SIOT.
Ha eseguito piu’ di 150 presentazioni presso i principali congressi nazionali ed internazionali.
E’ Revisore della rivista “The Arthroscopy Journal”, Associate editor of “Journal of Orthopaedic Surgery and Research” e Associate editor “KSSTA JOURNAL”.
Vincitore del premio J. Hughston per l’anno 2008 come Autore del miglior articolo pubblicato nel 2007 sulla rivista “American Journal of Sports Medicine”

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Tutte le interviste in televisione per la divulgazione scientifica sui temi delle patologie legate agli arti superiori e inferiori

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FAQ

La risposta alle domande più frequenti su alcune delle patologie legate ai traumi di spalla e ginocchio

Il dolore alla spalla

  • Quali sono le patologie più frequenti che riguardano la spalla?
    I problemi a carico di questa articolazione si possono dividere in patologie a carico della cuffia dei rotatori, che si manifestano soprattutto con dolore, ed a carico del complesso capsulo-legamentoso, che sono più volgarmente chiamate “spalla che esce”, “lussazione di spalla”.
  • In che cosa consiste il dolore alla spalla?
    Il dolore alla spalla, che per tanto tempo è stato semplicemente denominato periartrite, è la causa di un complesso di fattori che riguardano le strutture interne della spalla
  • Quali sono le strutture interne alla spalla?
    La spalla, formata dall’unione della scapola e dell’omero, e il braccio vengono tenuti insieme da una capsula, simile ad un manicotto di gomma, rinforzata da legamenti molto robusti.
    La scapola forma al di sopra della testa dell’omero, che ricorda una sfera, un tetto che può avere una forma più o meno acuta.
    In mezzo a queste due strutture ossee scorre un tendine molto importante che si inserisce sull’omero e viene denominato cuffia dei rotatori.
  • Si può soffrire di problemi alla spalla anche senza un trauma?
    Il tendine della cuffia dei rotatori scorre all’interno di uno spazio ristretto che si può restringere ulteriormente sia se la testa dell’omero non è più tenuta in sede da legamenti e muscoli sia se il famoso tetto per un fenomeno dovuto all’invecchiamento diventa appuntito.
  • Cosa può succedere al tendine della cuffia dei rotatori?
    Essendo praticamente compresso fra le strutture, inizialmente si può soltanto infiammare e dar dolore sporadicamente, ma se non si elimina la causa dell’infiammazione, il tendine si può ammalare, addirittura calcificare o rompere, cioè si va incontro alla famosa rottura della cuffia dei rotatori, che può essere poi facilitata da un trauma.
  • Che tipo di trauma può subire il tendine della cuffia dei rotatori?
    A seconda dello stato del tendine il trauma può variare da una apertura improvvisa del braccio, ad uno strappo dovuto ad un cane legato al guinzaglio che vuole inseguire un gatto, alla lussazione della spalla, cioè la fuoriuscita della testa dell’omero dalla cavità articolare che trascina con sè il tendine.
  • A quale età è più frequente e qual’è la sintomatologia?
    Può insorgere già in età giovanile specialmente negli atleti che compiono un gesto ripetitivo con la spalla e quindi logorano le strutture articolari, ma tipicamente interessa le persone dai 40 anni in poi che magari soffrono anche di Diabete. La sintomatologia è il classico dolore localizzato alla spalla che va giù lungo il braccio e si accentua di notte o durante i movimenti di apertura del braccio e rotazione, come ad esempio quando ci si appoggia sul sedile con la mano destra per fare retromarcia.
  •  Come si può prevenire?
    Innanzitutto con una diagnosi precoce dell’infiammazione del tendine che avviene sia tramite la visita clinica sia con l’ausilio della risonanza magnetica. In questo caso si potranno infatti mettere in atto esercizi indirizzati a centrare la testa dell’omero all’interno della cavità articolare in modo da non sovraccaricare il tendine.
  • E se la lesione si è instaurata?
    Fortunatamente adesso abbiamo a disposizione l’artroscopia che è una moderna metodica che consente di introdurre una microtelecamera all’interno dell’articolazione, valutare lo stato del tendine, le cause che hanno prodotto la lesione, riparare la lesione stessa e correggere le cause.
  • Si possono riparare tutti i tipi di lesione in artroscopia e come?
    Senza dubbio conoscendo la tecnica è innanzi tutto molto più facile riconoscere la lesione senza aprire l’articolazione in quanto con la telecamera si possono esplorare tutte le zone della spalla anche quelle più nascoste ad occhio nudo. Con l’ausilio poi di microstrumenti e di microscopiche viti associate a robusti fili di sutura, si riancora il tendine rotto all’osso da dove si era staccato.
  • Quali vantaggi ha l’intervento in artroscopia rispetto a quello a cielo aperto?
    Il primo vantaggio è quello di permettere una completa esplorazione dell’articolazione e delle strutture, permettendo di curare anche le eventuali cause della lesione, la riparazione è poi più precisa. Dal punto di vista cosmetico poi, tre, quattro forellini dell’ampiezza di 0.5 mm. sostituiscono una incisione chirurgica anche di dieci cm nei casi più complicati, ma senza dubbio tutto ciò corrisponde ad un decorso post-operatorio quasi per niente doloroso ed ad una riabilitazione davvero semplice.
  • E’ anche possibile risolvere in artroscopia casi in cui la spalla esce ed è uscita tante volte?
    Ormai non ci sono più limiti al trattamento artroscopico e le stesse viti di cui abbiamo già parlato associate ai fili di sutura si possono usare per riattaccare i legamenti rotti e quindi restituire la stabilità all’articolazione.
  • Non si dovranno poi mai rimuovere le viti?
    Non danno mai problemi, tra l’altro da pochi anni utilizzo delle viti particolari che vengono riassorbite dall’organismo dopo aver fatto il loro dovere.
  • Anche nel caso del trattamento della lussazione di spalla il periodo post-operatorio e la riabilitazione sono così semplificate?
    Certo, il dolore post-operatorio è quasi assente e la riabilitazione è molto più rapida. Basta pensare che prima si usava applicare il classico gesso al paziente dopo l’intervento, mentre adesso facciamo indossare un tutore per circa 15-20 giorni con il quale il paziente si potrà lavare e compiere parecchie attività quotidiane.
  • L’intervento richiede ricovero?
    Solo in casi di persone che abbiano patologie cardiovascolari o respiratorie associate è consigliabile il ricovero di una notte dopo l’intervento, infatti si opera quasi sempre in anestesia locale.
  • Quali sono i casi in cui l’artroscopia non è sufficiente?
    Nei casi in cui la spalla sia deformata da esiti di frattura od artrosi o con lesione cronica e non operabile della cuffia dei rotatori. Anche in questi casi la ricerca ha fatto dei passi da gigante sviluppando delle protesi mini-invasive che permettono con delle mini-incisioni di sostituire l’articolazione danneggiata e far tornare il paziente ad una vita normale.

Lesione al Menisco

In questa sezione risponderò alle domande più frequenti in caso di lesione al menisco.

  • Cosa sono i menischi?
    I menischi sono due strutture fibrocartilaginee a forma di C (menisco interno) ed a forma di O (menisco esterno). I menischi sono localizzati alla periferia del ginocchio ed hanno molte funzioni: sono stabilizzatori dell’articolazione e, cosa ancora più importante sono gli ammortizzatori del ginocchio diminuendo lo stress a cui è sottoposta la cartilagine articolare. Hanno un ruolo nell’impedire lo sviluppo dell’artrosi.
  • Come avvengono le lesioni dei menischi?
    Le lesioni dei menischi di solito avvengono durante movimenti di rotazione del ginocchio. In base all’età il menisco può diventare più debole e rompersi quindi più facilmente.
  • Quali sono i sintomi delle lesioni meniscali?
    I sintomi possono variare in base alla gravità della lesione. Se la lesione è piccola di solito si ha dolore e gonfiore che regrediscono in 2-3 settimane. Se la lesione è di media entità si può avere dolore al lato o al centro del ginocchio in base alla localizzazione della lesione; il ginocchio si gonfia nel giro di 2-3 giorni e si ha la sensazione di avere un ginocchio rigido e con limitazione funzionale nella flesso-estensione e nell’accovacciamento. Questi sintomi regrediscono, ma tendono a ritornare a distanza di tempo nei movimenti rotatori o quando si sovraccarica il ginocchio.
    Se la lesione è severa dei pezzi di menisco rotto possono provocare il blocco in flessione dell’articolazione; il ginocchio è molto gonfio e rigido.
  • Si possono avere lesioni meniscali senza un trauma del ginocchio?
    Si, questo avviene soprattutto nelle persone anziane che hanno un menisco degenerato. In questi casi il menisco si può rompere per traumi minori non avvertiti dal paziente ed il quadro sintomatologico risulta essere sfumato.
  • Quale è il trattamento di una lesione meniscale?
    Il trattamento delle lesioni meniscali è chirurgico e si esegue in artroscopia e consiste nel rimuovere la porzione di menisco rotta, mantenendo il resto del menisco intatto.
  • L’intervento richiede ricovero?
    Questo tipo di intervento si fa in anestesia locale e nella maggior parte dei casi non richiede nessuna notte di ricovero.

 

Lesioni al Legamento Crociato Anteriore (LCA)

  • Cosa è il legamento crociato anteriore (LCA)?
    Il legamento crociato anteriore è uno dei principali stabilizzatori del ginocchio. Espleta la una funzione soprattutto nel fornire al ginocchio stabilità rotatoria. E’ proprio per questo che, quando si rompe, il ginocchio cede con i movimenti di torsione.
  • La rottura di questo legamento necessita sempre di un intervento chirurgico?
    No, molte persone riescono a svolgere una vita normale, sedentaria o con modesta attività sportiva, senza ricorrere alla ricostruzione del crociato. Se però si desiderano svolgere attività sportive che comportano rotazioni sul ginocchio (calcio, calcetto, pallavolo,pallacanestro, beach volley, tennis a livello competitivo etc) l’intervento di ricostruzione va seriamente preso in considerazione.
  • Cosa succede se scelgo di non operarmi?
    In questo caso, sotto la guida dell’ortopedico e dell’equipe di fisioterapisti, va impostato un adeguato programma di riabilitazione che deve essere proseguito per alcuni mesi. La scelta di non operarsi non significa non fare nulla ed il mantenimento del tono muscolare diventa essenziale. Il paziente può nel tempo, accostarsi ad altri sport come il ciclismo, la corsa, il nuoto etc. Il discorso cambia se intervengono episodi di cedimento. In questo caso l’intervento deve essere eseguito per evitare la degenerazione precoce dell’articolazione e quindi l’artrosi.
  • Come si esegue l’intervento di ricostruzione dell’LCA?
    Nei centri specializzati in chirurgia del ginocchio l’intervento si esegue in artroscopia, prelevando con incisioni molto piccole (2-4 cm), il tendine da apporre a sostituzione del legamento crociato.
    Il tendine può essere prelevato dal tendine rotuleo oppure dai tendini flessori del ginocchio (gracile e semitendinoso).
  • L’intervento è indicato a tutte le età?
    La decisione va presa caso per caso senza particolare riguardo all’età. Esistono pazienti che hanno cedimenti anche nella vita di tutti i giorni, camminando per strada o scendendo le scale, nei quali l’intervento è assolutamente necessario. Esistono poi pazienti nei quali la rinuncia allo sport preferito viene percepita come una grave limitazione. Questi sono pazienti altamente motivati nei quali, anche a 50 anni, la ricostruzione dell’LCA è, a mio giudizio, indicata.
  • Esistono complicazioni di questo intervento?
    Certamente, come in tutti gli interventi l’insorgere di problemi è sempre possibile anche se, nei centri specializzati, la loro incidenza è di frazioni di percentuale. In particolare, la complicanza più frequente è la ripresa incompleta della articolarità e quindi della estensione e della flessione. Altri rischi sono l’infezione, la tromboflebite, la rigidità articolare, il dolore anteriore di ginocchio e il cedimento del neo-legamento.
  • Quanto dura l’immobilizzazione dopo l’intervento?
    Con le nuove tecniche il ginocchio viene mosso già il giorno successivo all’intervento. In media si consiglia l’utilizzo di bastoni canadesi con appoggio per un paio di settimane. L’uso del tutore varia da caso a caso e non supera di norma le 4 settimane. In 2-3 settimane è possibile riprendere a guidare ed alla quarta settimana si inizia il nuoto e la ginnastica in acqua. L’attività sportiva completa viene ripresa dopo 5-6 mesi.